20/08/2007

Mastro Polentina e le radici culinarie della capoeira angola

fcc36f6b25a359cd2c5807eea00e95b5.jpgMestre Canjiquinha è uno dei pilastri della storia della capoeira. Vi riporto una biografia tradotta tratta da alcuni siti* e pertanto non garantisco sulla piena attendibilità delle notizie. Washington Bruno da Silva, Mestre Canjiquinha nacque il 25 / 11 / 1925 e visse fino al 08 / 11 / 1994, figlio di José Bruno da Silva (grande maneggiatore di rasoio) e de Amália Maria da Conceição (lavadaia). Il suo apelido è dovuto ad un'unica canzone che sempre cantava e suonava alle feste e che era "Canjiquinha quente". Il suo primo contatto con la capoeira avvenne nel "banheiro de Otaviano" (un bagno pubblico) per via di Mestre Aberrè che, invitatolo e apprezzatane l'agilità, decise di iniziare ad allenarlo. Cosa che fece per 8 anni dopodichè lo invitò a prendere la propria strada. Nel frattempo Canjiquinha faceva il calzolaio, il facchino, consegnava pasti da asporto agli operai, era attaccante nell'Ypiranga, presentatore di Show folclorici e attore di diversi films. Pure non essendo mai stato allievo di Pastinha ne divenne contra-mestre (vice maestro) nell'academia del Pelourinho.
Quando fondò la propria associazione "associaçao de capoeira Canjiquinha e seus amigos"** ebbe come allievi - tra gli altri - Paulo dos Anjos, Lua Rasta, Brasilia, Peixinho, Sapo.
Famoso per il modo tutto suo di suonare il berimbau, pare abbia inventato e/o introdotto nella capoeira nuovi dei ritmi tipo il samango e il muzenza (ritmo originariamente pare appartentente al candomblè).

"Na capoeira não existe divisão entre angola e regional, sou capoeira e obedeço ao toque. Se tocar maneiro você joga amarrado, se tocar apressado você apressa". ("nella capoeira non esiste divisione tra angola e regional, sono capoeira e obbedisco al ritmo. Se suona tranquillo tu gioca stretto/chiuso, se suona veloce, muoviti")

"A capoeira não tem credo, não tem cor, não tem bandeira. Ela é do povo, vai correr o mundo" ("la capoeira non ha credo, non ha colore, non ha bandiera. Lei è del popolo e si sparpaglierà nel mondo")

Ma tutto questo perchè, vi chiederete?
Perchè oggi pomeriggio, nella cucina del Quilombo (ormai rinomata per essere incontro di termini e culture, se vi ricordate la storia del merlo-sabià), ispirata dalla giornata piovosa e da un sacchetto di farina di mais inutilizzato e prossimo a sciuparsi ho deciso di preparare un piatto contadino che faceva la mia nonna ovvero la polenta dolce (in verità la destinazione di quella farina doveva essere il mingao, farinatina dolce bahiana di cui son golosa ma di cui Paahppi non è riuscito a procurarmi la ricetta precisa, sgrunt!).
Insomma sono lì che sudo le mie sette camice rimestando con il cucchiaio di legno la mia polenta ormai densa quando Paahppi passa e annusando esclama:
"mmmmmmmmh buona! hai preparato la canjica!"

"ehm, no, veramente è polenta dolce"

"no, no, è canjica!"

La mia mente notoriamente brillante ha quindi prodotto l'equazione: canjica=polenta
e...
...e poi - con tutto il rispetto - mi fanno ridere gli angoleri che si prendono troppo sul serio e alla fine discendono, in un modo o nell'altro, da Mastro Polentina e i suoi amici!**

*(www.capoeirista.com.br, www.capoeiras.com e www.sementedojogodeangola.com.br)

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