21/04/2010

a mezzanotte passata, pensando di capoeira

DSC_5111.jpgcapoeira...uno si trova un insegnante, gli paga il mensile e apprende quello che l’insegnante passa a lezione.
Questo è un rapporto professionale che prevede uno scambio tra denaro e servizi.
Però non basta. Vogliamo che il nostro insegnante sia anche un po’ amico, anche un po’ buffone per farci sorridere quando proprio la giornata è storta. Che sia alla mano e disponibile a prendersi un caffè nei momenti in cui proprio bisogna parlare con qualcuno.
Questo NON è un rapporto professionale a meno che la professione del suddetto insegnante non sia anche quella di psicoterapeuta.
Se non lo è, questo è un rapporto umano e perciò non è più conteggiabile nei 50€ al mese che paghiamo per allenarci. Questo tipo di rapporto lo si contraccambia solo con altrettanta umanità, altrettanta capacità di parlare, di ascoltare, di fare i buffoni per strappare un sorriso.
E dove sta il confine tra un amico e un insegnante? Forse a lezione tra tutti i paganti che han deciso di fermarsi al primo tipo di relazione. Forse quando davanti al caffè lui inizia a raccontare una storia che non troveremo mai scritta in nessun libro. Forse non c’è confine, o forse è un confine più ingombrante del previsto.
Dipende dai casi, dalle situazioni.
Quello che ho imparato comunque è che solo con i miei 50€ e un servizio in cambio la capoeira davvero non la si impara. Si può diventare ottimi giocatori ma mai davvero capoeiristi.
E il casino sta tutto lì: in questa complicazione dei rapporti così delicata e così necessaria. Proprio lì si annida la differenza tra disciplina sportiva e arte popolare.
Ed ho imparato che quando si passa il confine del servizio pagato mensilmente ci si deve mettere in gioco, si deve imparare a districarsi nella roda della vita e delle relazioni, si deve imparare ad avere e dare chiarezza; ad avere ed esprimere coraggio ed umiltà, forza e debolezza con pari dignità; a dare amore, anche. A dare rispetto, senza dubbio. 
Ho imparato che bisogna essere sensibili perchè per imparare a prevedere le mosse dell’avversario bisogna per forza imparare a leggere tra le righe, a percepire le intenzioni del corpo, della mente o del cuore.
Ho imparato che qualsiasi maestro può prendere una rasteira per disattenzione o per aver sottovalutato. Ma ho imparato anche che un allievo consapevole del valore del proprio mestre sa che, dopo essersi rialzato e spolverato i calzoni, imparerà da quell’errore e almeno quella rasteira non la prenderà mai più.
Ho imparato che i mestres bravi sono orgogliosi delle rasteiras ricevute dai propri allievi e che gli allievi bravi non hanno paura di mettersi in gioco fino a tal punto perchè sanno che “pé de galinha não mata pinto”.
Ho imparato che chi non entra in roda con il proprio mestre è perchè non lo ritiene il suo mestre, perchè non lo ritiene un bravo mestre o perchè è stupidamente codardo.
Ho imparato che questo mondo della capoeira è complesso nè più nè meno di quanto lo sia la vita e che allo stesso modo è a volte affascinante ed entusiasmante, a volte doloroso e deludente, a volte crudele, a volte generoso, spesso imprevedibile. 
Ho imparato che, come la roda, la vita pure gira e chissà che un giorno chi aveva buttato via i suoi denari bucati in vista di un presunto El Dorado, non ne abbia bisogno per farne amuleti.

01/11/2009

Roda de Odara

Il nostro evento, “A Roda de Odara” :

un gioco di parole che riassume la nostra essenza.

La roda è l’espressione più frequente della cultura popolare sia Brasiliana che non, e Odara messaggero di Oxalá – Orixá della saggezza e della pace – è il simbolo per noi del messaggio di pace e di rispetto per le diversità culturali, razziali, religiose, che ci spinge nel nostro lavoro e nel nostro progetto.

Ogni anno organizziamo una settimana speciale in cui gli allievi principianti hanno la possibilità di vedere in modo un po' più ricco la capoeira, attraverso la presenza e il gioco di numerosi insegnanti con diversi stili e tradizioni.
In questa DSC_8861.jpgoccasione i principianti si presentano alla "comunità" capoeiristica ricevendo la loro prima graduazione. La "prova" a cui vengono chiamati è semplicemente quella di giocare con qualcuno che non hanno mai visto (ma la cui professionalità è ovviamente garantita dal loro insegnante, ovvero io) e mostrare di avere imparato quelle cose basilari per giocare capoeira (ginga, qualche movimento di difesa, qualche movimento di attacco e di spostamento).
Perciò questa loro prima avventura si chiama "batizado" che significa battesimo...niente di religioso ovviamente ma una specie di prima volta come siamo abituati ad intendere quotidianamente (battesimo dell'aria per il primo volo in aereo etc.)
A volte, oltre alla prima graduazione, si riceve anche un soprannome (in portoghese brasiliano: "apelido") con cui poi si è riconosciuti nell'ambiente capoeira.
Normalmente è un evento molto gratificante perchè oltre ad essere un "saggio" come accade nelle discipline artistiche, è anche un riconoscimento ufficiale di aver raggiunto un certo risultato sancito da qualcuno che non ci conosce e che quindi giudica in modo oggettivo i progressi fatti e dalla graduazione che da' il senso del gruppo e del percorso fatto e da fare.

Un evento per omaggiare i trent’anni del nostro gruppo ed il nostro fondatore, Mestre Nô.

Comunque sia per raggiungere un livello degnitoso almeno per fare il batizado e prendere la prima graduazione ci si vuole un po' di tempo e tempo è un discurso molto relativo, visto che alcune persone riescono a imparare alcuni movimenti più velocimenti che altre. Quindi è normale che in un Batizado alcuni compagni prendano la stessa graduazione anche se c'è una neta diferenza tecnica iniziale, oppure che alcuni prendano ed altri non la prima graduazione.

 

Un evento pensato per far battere il cuore della cultura afro-brasiliana qui in Italia.

Un evento per unire, mescolare, conoscere, creare integrazione e pace.

Un’idea del gruppo Capoeira Angola Palmares di Firenze.

20/02/2009

gli strumenti della capoeira

La roda inizia.
Vive, cresce, respira, trattiene il fiato.
E arriva un momento in cui ha vita sua, in cui sembra uscire dal controllo di chi è in ballo. Prende la mano, come un spirito dispettoso e maleducato, e calpesta il controllo emotivo, fisico, semina il panico e l'ansia e infine se la ride dell'inevitabile confusione, mentre i giocatori in affanno e disorientati si fermano perplessi nel mezzo del gioco o iniziano quasi preda dello stesso spirito monello della roda a comportarsi in modo insensato e periocolo per se stessi e per i compagni.exu.jpg
La roda a volte crede di essere più forte dei giocatori, del berimbau e del ritmoQuel che un buon capoeira deve sapere è che questa è un'illusione bella e buona. Perchè la roda è solo l'espressione contingente della Capoeira. E la capoeira rispetta, la capoeira può farsi rispettare: ha strumenti semplici ed efficaci come una madre serena e irremovibile davanti alle bizze del figlioletto.
E allora il capoeirista preda della roda bizzosa deve avere la lucidità per ricordare degli strumenti che la sua arte gli offre per riprendere il controllo.
Orbene, il primo precetto è: sei senza fiato? sei stanco? ESCI! esci prima (e non poi) di aver commesso un gesto inconsapevolmente offensivo di cui magari nemmeno ti rendi conto. ESCI in sicurezza, prendi spazio dall'avversario, non smettere di guardarlo, tieni su la tua guardia e ESCI senza dare le spalle a quello con cui stai giocando.

secondo precetto: non sai che fare? le azioni frenetiche e sconsiderate del compagno ti creano un panico da mancanza di controllo? ESQUIVA. La capoeira è arte marziale di difesa e di strategia. Senza lucidità non c'è equilibrio, non c'è strategia, non c'è gioco, non c'è interazione nè conversazione. A forza di vederti che ti scansi e basta il tuo compagno si sentirà un coglione oppure semplicemente percepirà che la sua ansia è inutile e dannosa. E comunque ci farai una splendida figura perchè sarai su un altro piano di gioco e di maturità.

terzo precetto: non fare chamadas a caso. La chamada (ivi compresa quella al centro in cui le mani si toccano e i giocatori girano) è una sorta di test in cui hai bisogno di tutta la tua concentrazione sia per proporla che per rispondervi. NON è per riprendere fiato e NON è per cambiare tipo di gioco. Per quello c'è il fantastico sistema di prendere spazio dall'avversario tramite una volta ao mundo (SENZA mano al centro e magari chiamata in un momento in cui quell'altro non è a 2 cm da te che ti riempie di calci in pancia) che terminerai ai piedi del berimbau. Respirate sorridete stringetevi la mano (con la guardia sempre su che non si sa mai) se sei bravo chiedi il permesso di cantare qualcosa di attinente come un invito alla calma e vedi se è il caso di continuare. Se lo è bene, sarete riusciti nell'intento di cambiare gioco. Altrimenti si torna al precetto 1

quarto ed ultimo precetto: se non hai equilibrio (fisico o mentale tanto fa) non tirare calci, rischi di farti male e di fare male al compagno senza nemmeno volerlo (che è condizione infamante per un'arte marziale qualsiasi). Se non vedi il tuo compagno stai facendo qualcosa di sbagliato che causerà problemi a te o a lui. Se non sai che fare ripigliati e GINGA.

E felicemente la roda non prenderà più la mano di nessuno tra ghigni e sberleffi.