27/03/2008
"Quer tocar um berimbau para disfarçar a dor?"
Era il lontano inizio del 2005 e ci allenavamo ancora all'E+. Faceva freddo e il freddo, si sa, per le articolazioni ammaccate non è un toccasana.
Mi feci male, i ragazzi mi aiutarono a sedermi fuori dal perimetro di allenamento e Paahppi venne a sincerarsi delle mie condizioni e mi chiese, miracolosamente in portoghese, "Quer tocar um berimbau para disfarçar a dor?"
La domanda mi colpì non tanto per il contenuto quanto per il modo di chiedere.
Disfarçar in italiano lo si può tradurre con dissimulare anche se in questo contesto tradurre alla lettera avrebbe poco senso logico.
Sul vocabolario di portoghese, il primo significato, quello che non è un sinonimo ma spiega propriamente la parola, dice "vestire in modo che non si riconosca".
Ed è così, così accade nella capoeira. Immagino non solo nella capoeira ma di sicuro nella capoeira accade.
Il dolore si traveste da musica, da canto, fa gioco e lì per lì non lo riconosce nessuno, lo si vede solo se guardi bene, se guardi in fondo.
E questa è la grande bellezza di comunicare in modo diverso dall'usuale. La possibilità di trasmettere due livelli: uno per chi non ci interessa nè ci da' attenzione, l'altro per chi ci conosce un po' e ci ha a cuore.
E trovo bellissimo che tra di noi, nel gruppo bello e unito che siamo, questa cultura, questo senso della comunicazione, sia penetrato così profondamente che quando succede qualcosa di importante, si scrivono ladainhas...
è già successo con me, con John, con Grappino... e adesso tocca alla coppia volante, Javalì e Itzel
Vou girando pelo mundo (x2)
encontrando o que a vida leva
no meio dos meos amigos
vou vivendo capoeira
Capoeira mi ensinou
a dar para a vida o seu valor
me ensino o que è amizdade
me ension o que e amor
nas palavras do meo mestre
nu dia dia com meu professor
vou me embora no caminho
com a palmares no coraçao camarada...
E allora grazie un sacco...a chi ci insegna in primis per essere riuscito a trasmettere così tanto. E poi a tutti quelli che sono stati di passaggio o sono rimasti e rimarranno e che hanno creato questa splendida realtà.
Chi parte lascia sempre un vuoto. Un vuoto che non è assolutamente colmabile ma che resta a testimoniare di quanto grande sia quel che ci lega.
Chi arriverà erediterà quest'atmosfera perchè è l'essenza del lavoro di anni insieme.
Grazie a tutti,
buon viaggio a chi parte...
Veronica
14:11 Link permanente | Commenti (0) | Manda
06/01/2008
Ginga è bell!!!!
Quem nunca viu venha ve
Papai Noel jogando pra valer.
Una roda piena di Babbi e Mamme Natale dove il comandamento
Principale era il divertimento e questo mi sa che non è mancato, tanto che la durata della roda
È stata molto superiore a quello che si era programmato.
Abbiamo dovuto smettere di fare rumore in piazza pubblica per via della pioggia che ci ha fatto ricordare che era ora di cenare….
Ringrazio a Dio e poi a tutti voi, compreso tutti quelli che per ragioni diverse non sono riusciti a essere presenti, per questo Natale pieno di gioia e felicità.
Grazie ai ragazzi che sono venuti da Carrara e sono stati molti simpatici e carini.
Grazie a Benedetta che all’ultimo minuto si è affacciata in roda dopo tanto tempo facendo capire che le buone relazioni vanno sempre mantenute!
Paahppi
22:15 Link permanente | Commenti (0) | Manda
20/08/2007
Mastro Polentina e le radici culinarie della capoeira angola
Mestre Canjiquinha è uno dei pilastri della storia della capoeira. Vi riporto una biografia tradotta tratta da alcuni siti* e pertanto non garantisco sulla piena attendibilità delle notizie. Washington Bruno da Silva, Mestre Canjiquinha nacque il 25 / 11 / 1925 e visse fino al 08 / 11 / 1994, figlio di José Bruno da Silva (grande maneggiatore di rasoio) e de Amália Maria da Conceição (lavadaia). Il suo apelido è dovuto ad un'unica canzone che sempre cantava e suonava alle feste e che era "Canjiquinha quente". Il suo primo contatto con la capoeira avvenne nel "banheiro de Otaviano" (un bagno pubblico) per via di Mestre Aberrè che, invitatolo e apprezzatane l'agilità, decise di iniziare ad allenarlo. Cosa che fece per 8 anni dopodichè lo invitò a prendere la propria strada. Nel frattempo Canjiquinha faceva il calzolaio, il facchino, consegnava pasti da asporto agli operai, era attaccante nell'Ypiranga, presentatore di Show folclorici e attore di diversi films. Pure non essendo mai stato allievo di Pastinha ne divenne contra-mestre (vice maestro) nell'academia del Pelourinho.
Quando fondò la propria associazione "associaçao de capoeira Canjiquinha e seus amigos"** ebbe come allievi - tra gli altri - Paulo dos Anjos, Lua Rasta, Brasilia, Peixinho, Sapo.
Famoso per il modo tutto suo di suonare il berimbau, pare abbia inventato e/o introdotto nella capoeira nuovi dei ritmi tipo il samango e il muzenza (ritmo originariamente pare appartentente al candomblè).
"Na capoeira não existe divisão entre angola e regional, sou capoeira e obedeço ao toque. Se tocar maneiro você joga amarrado, se tocar apressado você apressa". ("nella capoeira non esiste divisione tra angola e regional, sono capoeira e obbedisco al ritmo. Se suona tranquillo tu gioca stretto/chiuso, se suona veloce, muoviti")
"A capoeira não tem credo, não tem cor, não tem bandeira. Ela é do povo, vai correr o mundo" ("la capoeira non ha credo, non ha colore, non ha bandiera. Lei è del popolo e si sparpaglierà nel mondo")
Ma tutto questo perchè, vi chiederete?
Perchè oggi pomeriggio, nella cucina del Quilombo (ormai rinomata per essere incontro di termini e culture, se vi ricordate la storia del merlo-sabià), ispirata dalla giornata piovosa e da un sacchetto di farina di mais inutilizzato e prossimo a sciuparsi ho deciso di preparare un piatto contadino che faceva la mia nonna ovvero la polenta dolce (in verità la destinazione di quella farina doveva essere il mingao, farinatina dolce bahiana di cui son golosa ma di cui Paahppi non è riuscito a procurarmi la ricetta precisa, sgrunt!).
Insomma sono lì che sudo le mie sette camice rimestando con il cucchiaio di legno la mia polenta ormai densa quando Paahppi passa e annusando esclama:
"mmmmmmmmh buona! hai preparato la canjica!"
"ehm, no, veramente è polenta dolce"
"no, no, è canjica!"
La mia mente notoriamente brillante ha quindi prodotto l'equazione: canjica=polenta
e...
...e poi - con tutto il rispetto - mi fanno ridere gli angoleri che si prendono troppo sul serio e alla fine discendono, in un modo o nell'altro, da Mastro Polentina e i suoi amici!**
*(www.capoeirista.com.br, www.capoeiras.com e www.sementedojogodeangola.com.br)
18:55 Link permanente | Commenti (0) | Manda
